01/06/2010 -

Imprese, Urso: "In Cina il sud Italia non c'è"

Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo Economico

Lo ha detto il vice ministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero. Nel paese del Sol Levante soltanto 2 aziende pugliesi, 3 siciliane, 6 campane, una sarda e una calabrese

 

CHONGQING. "Due aziende pugliesi, tre siciliane, sei campane e appena un'impresa sarda e una calabrese. A leggere i dati sulla presenza delle imprese del nostro Mezzogiorno alla grande missione di Sistema in Cina c'é da restare stupefatti. E' come se un pezzo d'Italia non ci fosse, non riuscisse ad intercettare la crescita". E' quanto ha affermato Adolfo Urso, vice ministro allo Sviluppo Economico con delega al Commercio Estero che, insieme con il ministro per le Politiche Sociali, Maurizio Sacconi guida la delegazione di 230 aziende italiane in Cina. "Se poi guardiamo alle altre regioni - ha proseguito Urso - passiamo dalle 37 aziende laziali alle 40 lombarde e alla nutrita rappresentanza del triveneto, con oltre 50 aziende. Ma non è solo una questione di numeri - ha detto Urso - qui c'é in gioco la capacità del nostro Mezzogiorno di saper intercettare la crescita mondiale e già oggi, con il nostro export aumentato del 10 per cento nel primo quadrimestre dell'anno, a beneficiare di questa crescita al 90 per cento sono imprese del centro-nord Italia". Urso ha ricordato come "il Mezzogiorno esporti solo il 10 per cento del totale nazionale e lo faccia prevalentemente nell'Ue e nei mercati tradizionali che crescono meno. Se la crescita del nostro pil è trainata solo dall'export e, in particolare, da quello verso i Paesi emergenti, aumenterà ancora di più il divario tra nord e sud, divario che anche nei due anni di crisi è cresciuto, perché il pil si è ridotto dello 0,5, più al sud che al nord, azzerando di fatto dieci anni di rincorsa meridionale". "Proprio per questo il sud non può essere lasciato solo - ha concluso Urso - ciascuno deve fare la sua parte e subito, senza il solito scaricabarile: i governatori la loro, con una politica di efficienza e di apertura, le imprese meridionali, guardando all'innovazione, aggregandosi e puntando ai nuovi mercati, ma soprattutto il governo, con una nuova politica verso il Mezzogiorno che è sempre più la priorità nazionale. Con i necessari tagli della manovra ci rimette di più il sud, occorre una politica per la crescita che va realizzata subito dopo la manovra incardinandola con la finanziaria. Va bene la defiscalizzazione, ma occorrono anche maggiori investimenti e il pieno e migliore utilizzo dei fondi Fas, che sono l'ultimo volano per lo sviluppo del sud".

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