10/08/2012 -

Londra: Bolt nella leggenda, Donato bronzo

Usain Bolt

Il giamaicano dopo i 100 si aggiudica anche i 200: è il primo uomo a farlo in due olimpiadi. Grande prova del triplista azzurro

 

LONDRA. Un oro che significa leggenda. Non sta nella pelle Usain Bolt dopo aver stracciato tutti nella finale dei 200 e bissato la vittoria sui 100 che lo pone sul gradino più alto della velocità di tutti i tempi: è il primo atleta a vincere quattro ori individuali nello sprint. "Ero venuto qui per vincere l'oro, ci sono riuscito. Ora sono una leggenda, mi sento il più grande atleta vivente", le sue prime parole dopo aver battuto i compagni Yohan Blake, medaglia d'argento, e Warren Weir, bronzo. "Ora - ha aggiunto lo sprinter giamaicano - appartengo alla stessa categoria di Michael Johnson e per me è un onore. Sono cresciuto guardando Johnson battere record. La gara è stata più difficile di quanto mi aspettassi e quando sono uscito dalla curva ho sentito la pressione venire fuori". Con la tripletta giamaicana sul podio "abbiamo domostrato di essere il più grande paese nella velocità. E' meraviglioso". "Adesso non devo dimostrare più niente - ha aggiunto Bolt - Ho mostrato al mondo che io sono il migliore e adesso voglio solo divertirmi. Questo è il mio momento e non lo dimenticherò mai. Anche il mio allenatore sta impazzendo di gioia ora ma abbiamo lavorato tutta la stagione per questo obiettivo". Bolto semmai ha un piccolo cruccio, non essere riuscito a battere il suo record del mondo sulla distanza: "Sapevo che sarebbe stato possibile. ma sono uscito dalla curva non abbastanza veloce e poi ho sentito un po' tirare la schiena". Bolt è felice perché questa doppia vittoria arriva al termine di una stagione "molto difficile e davvero dura. Mi sono allenato duramente e sapevo cosa avrebbe significato Londra per me, per questo sono orgoglioso di quello che ho fatto". Il commiato è per ringraziare "tutti quelli che mi hanno aiutato e mi sono stati vicini, a cominciare dai miei tifosi in Giamaica. Per farlo dovrei stare qui un anno intero".

 

DONATO, SALTO NEL BRONZO COME GENTILE  - Un bronzo anche per l'atletica, dopo quello del nuoto. Nel giorno in cui Martina Grimaldi rende un po' meno amaro il bilancio della Fin con il bronzo nella 10 km. del fondo in acque libere, arriva anche il terzo posto del 'ciociaro di Roma' Fabrizio Donato nel salto triplo. Il campione d'Europa ripete quindi, a 44 anni di distanza da Città del Messico 1968, quanto riuscito a quel Giuseppe Gentile che nelle circostanza con la sua impresa si fece notare anche da Pierpaolo Pasolini, che osservandolo in tv decise di affidargli la parte di Giasone nel film 'Medea', girato un anno dopo le Olimpiadi. Forse il quasi 36enne Donato (compie gli anni martedì 14) non arriverà a tanto, ma si consola con il ruolo di salvatore della patria in casa Fidal. Persa prima dei Giochi Antonietta Di Martino e poi il marciatore Schwazer per le note vicende, l'Italia targata Fidal trova questo saltatore quest'anno finalmente lasciato in pace dagli infortuni (ma qualche problema al tendine d'Achille sinistro lo ha avuto anche in avvicinamento a Londra) e quindi deciso a dimostrare quanto vale. Ci riesce con un'ottima condotta di gara fin dal primo salto, ottenendo 7,38. E' già una buona misura, che gli vale subito il podio, ma l'azzurro delle Fiamme Gialle la migliora costantemente (17,44, 17,45 e 17,48) fino ai due nulli finali quando ha un po' mollato sentendo odore di medaglia ("l'avevo capito, e in pedana mi veniva da piangere"), alle spalle dei due americani Taylor e Claye, ovvero il meglio della scena mondiale del triplo.

 

 Fa un'ottima figura anche l'altro azzurro Daniele Greco, 25enne leccese ed ex calciatore (ha giocato fino ai 17 anni), che nelle battute iniziali della gara è terzo, poi non scende mai al di sotto del quarto posto ("va bene, se è alle spalle di un italiano") e fa quindi meglio dell'unico altro azzurro che, nella storia dei Giochi, a parte Gentile e Donato, era stato capace di qualificarsi per la finale olimpica del triplo, quel Camossi 8/o nel 2000 a Sydney. "Realizzo il sogno di tutta una vita - dice un emozionato Donato dopo la gara - e faccio fatica ad esprimere ciò che sento. Il mio obiettivo quest'anno era di fare 18 metri, e non lo nascondo, ma avevo fastidio al tendine e quindi non ero libero nella rincorsa. Ero costante nelle misure ma non perfetto, ma ho comunque raggiunto questo risultato". Donato diventa quasi un fiume in piena. "Sono quindici anni che sono qui e sono felice di fare atletica - dice mentre sembra quasi rivolgersi a chi invece ha detto di avere la nausea -. Chi vi si dedica come noi, giorno dopo giorno, raccoglie dei risultati ma se anche non lo fa è felice lo stesso perché torna a casa e trova la famiglia. Spero che questo risultato riesca a conquistare lo spazio che in negli ultimi giorni è stato dedicato solo al doping". Ma Donato è l'erede di Gentile? "Lo conosco di persona - risponde -, per me è stato un modello e adesso che abbiamo tutti e due il bronzo olimpico vorrei incontrarlo di nuovo". E sarebbe un bel momento per tutti quelli che (Donato non è solo) ancora amano l'atletica.

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